Gasparo II Dal Lago, 1649–1741 (età 91 anni)

Nome
Gasparo II /Dal Lago/
Cognome
Dal Lago
Nomi di battesimo
Gasparo II
Nascita
Battesimo
Nascita di un fratello
Battesimo di un fratello
Nascita di un fratello
Nascita di un fratello
Morte di un fratello
Morte di un nonno materno
Sepoltura di un nonno paterno
Morte di un fratello
Matrimonio
Nascita di un figlio
Morte della madre
Morte di un figlio
Nascita di un figlio
Morte del padre
Nascita di un figlio
Nascita di un figlio
Battesimo di un figlio
Nascita di un figlio
Nascita di un figlio
Morte di un figlio
Morte di un figlio
Morte di una sorella
Morte di una sorella
Nascita di una figlia
Morte di una figlia
Morte di un fratello
Matrimonio di un figlio
Morte di un fratello
Morte di un figlio
Causa : Uccisione
Morte
Famiglia con genitori
padre
madre
Matrimonio Matrimonio — tra il 1 gennaio 1642 e il 31 dicembre 1642 —
9 mesi
fratello maggiore
2 anni
sorella maggiore
1644–1704
Nascita : tra il 1 gennaio 1644 e il 31 dicembre 1644 34 21
Morte : tra il 1 gennaio 1704 e il 31 dicembre 1704
3 anni
sorella maggiore
1646–1706
Nascita : tra il 1 gennaio 1646 e il 31 dicembre 1646 36 23
Morte : tra il 1 gennaio 1706 e il 31 dicembre 1706
3 anni
fratello maggiore
21 mesi
lui
Albero Gasparo II
1649–1741
Nascita : 9 settembre 1649 38 26
Morte : 11 agosto 1741 — Lapio, Arcugnano, Vicenza
3 anni
fratello minore
Don Cipriano I
1652–1723
Nascita : 6 aprile 1652 41 29
Morte : 7 ottobre 1723 — Lapio, Arcugnano, Vicenza
5 anni
fratello minore
1656–1682
Nascita : tra il 1 gennaio 1656 e il 31 dicembre 1656 46 33
Morte : 19 maggio 1682 — Fimon, Arcugnano, Vicenza
8 anni
fratello minore
Famiglia con Anna…
lui
Albero Gasparo II
1649–1741
Nascita : 9 settembre 1649 38 26
Morte : 11 agosto 1741 — Lapio, Arcugnano, Vicenza
moglie
Matrimonio Matrimonio — tra il 1 gennaio 1687 e il 31 dicembre 1687 —
23 mesi
figlio
3 anni
figlio
1691–1792
Nascita : 28 agosto 1691 41
Morte : tra il 1 gennaio 1792 e il 31 dicembre 1792
4 anni
figlio
1695–1755
Nascita : 21 ottobre 1695 46
Morte : tra il 1 gennaio 1755 e il 31 dicembre 1755
2 anni
figlio
2 anni
figlio
2 anni
figlio
4 anni
figlia
Nascita
Morte
Nota
  1. Gasparo II (1649-1741) e Gasparo III (1698-1737)

12 1. Due vite, un processo

Qualche volta capita: si dÓ al figlio il nome del padre. Lo facevano i re, per dimostrare anche ne l nome la continuitÓ e la legittimitÓ dinastiche; lo facevano talvolta le persone importanti, per se ntirsi tali; lo facevano raramente le persone comuni, per motivi pi¨ contingenti: se moriva il padr e durante i nove mesi di gestazione del figlio; se il figlio allÆatto della nascita rischiava di mor ire e allora tanto valeva mettergli il nome del padre. Se poi il figlioletto sopravviveva, si tenev a il nome del padre. Questo potrebbe essere stato il caso di due nostri antenati di nome Gasparo. L i chiameremo rispettivamente II e III per distinguerli anche dallÆaltro Gasparo vissuto, come si ric orderÓ, nel Cinquecento.
Gasparo II e III, per‗, non ebbero solo il nome in comune. Ci fu un altro fatto che li accomun‗ e le g‗ assieme i destini delle loro vite: una banale, inizialmente, questione di ereditÓ sperate e non o ttenute, che si incancrený e finý per coinvolgere almeno tre generazioni di Supriani.
I protagonisti primi, in ordine cronologico, furono Gasparo II e Andrea, un suo lontano parente;
il casus belli un prozio ôorbo e sordoö di nome Gratio. Il poverÆuomo viveva presso i parenti che ri cambiava con la promessa di lasciare i suoi beni in ereditÓ a chi lÆavesse accudito. Se poi si stanc ava di uno, o questi si stancava di lui, Gratio cambiava il destinatario delle sue promesse. Quest o comportamento deve essere stato fonte di non poche gelosie e sospetti tra i parenti, sempre sopit i e sopportati in attesa del momento della veritÓ, la morte di Gratio e lÆapertura del testamento. U na spia, comunque, del covare nascosto delle ostilitÓ si ebbe nel 1712 allorchÞ Gasparo II e Andre a dovettero ricorrere ai giudici per accordarsi sulle spese di mantenimento di Gratio. In quellÆocca sione i due arrivarono a questo accordo: Andrea rinunciava ôa tutti lÆatti praticati per sostenere l a donazione di Gratio suo zioö; Gasparo II, a sua volta, riconosceva che ôil detto Andrea ha sostenu to ed alimentato per giorni quaranta circa il sudetto Gratio suo zio et per recognozione di ci‗ gl i esborsa lire quarantacinque in tanti buoni dannari in oro et argentoö.
Il 20 Gennaio 1730 Gratio muore. EÆ il momento atteso della veritÓ. Non ci Þ possibile stabilire co n esattezza le disposizioni testamentarie. Certo Þ che Andrea non deve essere soddisfatto del testam ento dello zio, si sente tradito e riapre le ostilitÓ ricorrendo nuovamente ai giudici. Andrea, tr a le altre cose, contesta a Gasparo II la legittimitÓ di certi suoi possedimenti estorti, a suo pare re indebitamente, allo zio Gratio; Gasparo II, ovviamente, li difende e vuol dimostrare la legittimi tÓ della loro derivazione.
I due ricorrono perci‗ ai giudici. Si mette in moto la complessa , lenta ma inesorabile macchina giu diziaria veneziana.
Dopo tre dibattimenti, il primo Gennaio 1736 la difesa di Gasparo II sbotta: ô...il Sig. Andrea dev e essere convinto dellÆingiustitia de suoi tentativi di spogliare il medesimo Gasparo de beni che co n giusti et onorevoli titoli ha esso acquistati dai defunti Domenico e Gratio zij dÆesso Sig. Andrea ö, e per ôsoprafare il povero Gasparo che versa in fatto dÆaltri indifesoö ora il Sig. Andrea cerc a di impedire che si svolga la quarta Disputa che Gasparo II vuole ôper sgomberare le erronee et ing anevoli aparenze da esso Andrea machinateö.
Il giorno seguente Þ la volta della difesa di Andrea che cosý argomenta: il Sig. Gasparo II Dal Lag o aveva tutto il tempo che desiderava per esibire le sue carte, ma Þ stato lui ôche mai ha voluto n Þ allegar in quarta, doppo tre mesi circa da che Þ seguita la Disputa di me Andrea Dal Lago non osta nte le repplicate ammonizioni, meno ha voluto presentar estesa nÞ consegnar scritture non ostante l e molte intimazioni fatteli ...ö.
Le affermazioni fanno colpo sui giudici che in data 9 Febbraio si pronunciano a favore di Andrea.
La difesa di Gasparo II a questo punto si dÓ una mossa e corre ai ripari.
In meno di due mesi mette assieme le pezze necessarie e il 23 Aprile, esibendo finalmente le carte , cosý esordisce: ôIl povero Gasparo Dal Lago, che come figliolo del fu Zuanne, del fu Ciprian, de l fu Antonio, del fu Gasparo, del fu Antonio Dal Lago testatore 1569.27 Agosto, per disposizione chi arissima del medesimo testator ... Þ porzionnato per la quarta parteö dei beni contestati, per le ri manenti parti Þ proprietario come risulta dai documenti prodotti. E qui la difesa ne fa un rigoros o elenco che, ai fini della nostra ricerca costituisce una vera manna e che, tra lÆaltro, ci ha conf ortato nella ricostruzione della genealogia che coincideva esattamente con quanto da noi stabilito s eguendo altri percorsi e leggendo altri documenti.
Di diverso avviso fu la difesa di Andrea. Irridendo lo sforzo della parte avversa, definiva la docum entazione ôuna vasta illiade di confusioni e cavilli per intorbidare, se mai potesse, la chiarezza d ella materia e del giudicato. Questo visibile artificio resta confutato col confronto dÆaltretanta f acilitÓ e chiarezza, rigettando con un solo e semplice protesto quanto di lunghezza e di involutezz a in esso libello si contieneö.
Le argomentazioni e i documenti di Gasparo II convincono invece ôlÆoffitio dellÆAppellazioniö che i l 25 Novembre 1740 gli dÓ ragione. Il povero Gasparo II, per‗, non pu‗ rallegrarsene pi¨ di tanto po ichÚ lÆanno dopo, il 12 Agosto, muore. La soddisfazione per la causa vinta non gli aveva certament e compensato la morte del figlio Gasparo III avvenuta in circostanze a dir poco oscure. Era infatt i morto ôinterfettoö, cioÞ ucciso, il 12 Maggio 1737. Di questo fatto parleremo pi¨ avanti poichÞ no n sembra ci sia alcun collegamento tra la morte violenta di Gasparo III e il processo in atto.
La scomparsa dei due Gasparo, comunque, e quella, nello stesso arco di anni, di Andrea, non consigli arono i loro rispettivi eredi a deporre le armi.
Dopo quasi trentÆanni dallÆultima sentenza, nel 1767, i figli e discendenti del fu Andrea ôche mai a vevano lasciato di molestare li poveri figli del fu Gasparo ... risvegliarono la giacente molestiaö.
Come mai? A dar credito a quanto affermato dagli eredi del fu Gasparo III, ci‗ era dovuto al fatto c he ôuno della famiglia del fu Andrea aveva intrapresa la Professione Forenseö e i suoi parenti si er ano lasciati ôinvitare da quei vantaggiö che essa offre.
Questa volta come and‗ a finire?
Non lo sappiamo: forse non and‗ a finire proprio.
Probabilmente, a un certo momento i discendenti di Gasparo III furono costretti a rinunciare ai lor o diritti, o presunti diritti, dal venir meno delle risorse per sostenere un cosý lungo e oneroso pr ocesso che li gett‗ nel lastrico. Il Tribunale, il 16 Giugno 1777, non sapendo se gli eredi del fu G asparo III avrebbero saputo sostenere le ulteriori spese, in via cautelativa ordin‗ ôche sequestrat a e intromessa resti appresso il decano e governatori del comun di Lapio ogni sorte de frutti et ent rate maturate e da maturarsi, provenute o provenienti da beni soggetti alla pendenzaö, e che ôdett i sequestratori debbano accogliere, custodire e tenere in deposito li frutti stessi, cioÞ biade di q ualunque sorte, fieni e legna, dovendo il restante esser venduto al pi¨ offerente e depositato il fr utto alla camera delle Leggiö.
La cautela era ampiamente giustificata: il nodaro Gio:Stimandio Borgo, per gli atti di palazzo a lu i spettanti, e compreso il suo onorario, ôsalvo sempre ogni error di calcoloö, aveva chiesto ai Da l Lago una parcella di 539 troni e dieci soldi; il giudice alla Ragione: ôattentamente esaminate l e partite dÆavvocato e procuratore lui spettantiö, aveva fissate le spese, compreso il suo onorario , in lire 818.
LÆostinazione e il proverbiale ôvoler sempre aver ragioneö dei Supriani, a questo punto ôandaron o a farsi benedireö.
Cosý, praticamente nel nulla, si ôconcluseö il secolare processo che vide litigare tre generazioni d i parenti per la gioia degli avvocati. La lezione, comunque, sembra essere servita. Da allora in ava nti non si pu‗ certo dire che i Supriani non abbiano ôquestionatoö, e non solo per le ereditÓ, ma s i sono ben guardati dal trascinarsi unÆaltra volta in tribunale. Caso mai, in seguito i discendent i hanno ecceduto nel senso opposto rifiutandosi spesso di rivolgersi alle amministrazioni competent i per registrare divisioni di beni, passaggi di proprietÓ dovuti per legge. E cosý Þ successo che l o zio Cesare abbia comperato dallo zio JiJeto un pezzo di stalla giÓ suo, oppure che, dopo mezzo sec olo dalla morte di nonna Francesca, la sua ereditÓ, ammontante a un campo scarso, non fosse stata an cora divisa tra i sette figli. I quarantatrÞ nipoti, per regolarizzare lo stato dellÆimmobile perdut osi nei meandri del Catasto, hanno dovuto ricorrere allÆusocapione, spendendo in carte bollate, avvo cati e tasse processuali ben pi¨ del valore del terreno.
Ma si sa: can scotÓ ga paura dellÆacqua freda.
E fossero tutte qua le disgrazie. Esse non vengono mai sole. A Gasparo III capit‗ ben di peggio.

12.2. Morto ammazzato

Come accennato sopra, Gasparo III Þ morto ammazzato o, come precisato dal parroco nellÆatto di sepol tura, ôinterfettoö, parola latineggiante che veniva usata per indicare una persona uccisa da unÆaltr a. Il parroco di Lapio, don Gregorio Gregori, cosý registr‗ il fatto. ôAdý 12 Maggio 1737. Gasparo d i altro Gasparo dal Lago fu interfetto li 10 corrente: ricevuta la penitenza et oglio santo sub cond itione, il suo corpo licenziato dallÆIll.mo Sig. Console fu seppelito nella sepoltura esistente in q uesta chiesaö.
Il documento, a leggerlo attentamente, ci fa sapere diverse cose:
innanzitutto la data del fattaccio, il 10 Maggio 1737;
che prima dello spirare del poveretto, o a cadavere ôancora caldoö, il sacerdote era accorso a somm inistrargli i sacramenti di rito;
che Gasparo III fu sepolto allÆinterno della chiesa, privilegio riservato a pochi. In questo modo , probabilmente, la comunitÓ voleva sottolineare la sua solidarietÓ alla vittima e alla sua famigli a e dichiarare che lo riteneva innocente e vittima dellÆaggressione altrui.
Ma il documento ci dice soprattutto unÆaltra cosa: che prima di essere sepolto il cadavere fu vist o dallÆautoritÓ giudiziaria, il messo del Console, che lo ôlicenzi‗ö, cioÞ ne permise lÆinumazione.

Seguendo questa labile traccia, mi Þ stato possibile, dopo lunghe e fortunose ricerche, trovare negl i archivi la condanna in contumacia degli esecutori del delitto. Il modo in cui esso Þ stato compiut o e alcune circostanze commoventi, come la presenza di un figlioletto di Gasparo III che invocava gl i assassini a risparmiare la vita del papÓ, devono aver scosso il giudice che, pur rinviando per l a conoscenza dei particolari, come prassi, agli atti processuali, non sa trattenersi dallÆevocarli p er sÞ e per i posteri. E noi, i posteri, gliene siamo grati perchÞ cosý possiamo conoscere qualcos a di pi¨ su questa tremenda vicenda del nostro avo.
Questo il testo del verbale tradotto dal sottoscritto dallÆoriginale in latino (70) .

ôNatale Valdemarca, padre;
Battista e Cristoforo, figli:
inquisiti e ricercati da uno dei Magnifici Signori Cavalieri Consoli a seguito della denuncia del de cano di Lapio del giorno 11 Maggio 1737: per il fatto e sopra il fatto che Battista, uno degli inqui siti, gonfio in maniera evidente di malanimo verso la persona di Gasparo dal Lago, per i motivi di c ui al processo, si sfog‗ allorchÞ in una certa vertenza ridusse in fin di vita il predetto dal Lago , e per di pi¨ in modo vigliacco.
In seguito, il giorno 10 Maggio 1737, quando i detti Natale e figli si trovavano nelle pertinenze d i Lapio, verso le ore 22 di quel giorno, al momento che il predetto Gasparo, passando per quel luogo , faceva ritorno a casa, scoppiata una baruffa tra lo stesso Gasparo e Natale a proposito del tagli o della legna, il detto Natale percosse con un bastone Gasparo in maniera tale che fu scaraventat o a terra, dove nello stesso momento accorrevano a dar man forte Battista e Cristoforo figli di Nata le, assieme al padre si scagliavano contro il povero Gasparo, tutti e tre colpendolo con un palo d i ferro, sassi e un forcone di ferro, e ancora col bastone e anche con uno spuntone, e lo ferivano f ino che sembr‗ un cadavere.
Essi, tutti e tre, erano presi da uguale ferocia, inumanitÓ e barbarie, a tal punto che la voce de l tenero figlioletto per quanto mesta e rotta dal lutto, non potÞ distoglierli da tale barbarie, seb bene cercasse di implorare la vita per il padre infelice chiedendo che si astenessero da tali atti i numani.
Al contrario, tutti e tre i predetti inquisiti si accanivano fino al compimento della detestabile op erazione, e non si allontanarono dal ferito fintantochÞ non lo credettero e non lo videro spirar e a causa delle ferite. Ma la ferocia del detto Battista non veniva meno neppure dopo che si era all ontanato dal delitto e, non avendo creduto morto Gasparo poichÞ dava un qualche segno di vita, andan do verso il ferito lo colpý nuovamente. Finalmente, rimasto a terra senza respiro, orribile spettaco lo, a causa delle molteplici ferite alla testa, come da processo, dopo due ore circa dovette arrende rsi alla morte inconfessato.
Avendo portato a termine ci‗, i tre inquisiti, con esecranda sevizie, contro ogni legge umana e divi na, e contro le disposizioni del Consiglio dei Dieci, per il precedente sospetto di malanimo anche d a parte di Natale e Cristoforo, come dal processo del fratello: per tutti questi motivi, conscii del lÆevidenza del crimine, si resero irreperibili. Perci‗:
Natale Valdemarca, padre,
Battista e Cristoforo, figli
siano e si intendano banditi per sempre da questa e da tutte le altre cittÓ, terre e luoghi sia di m ontagna che di mare ... siano loro confiscati i beni e da essi si prendano 100 ducati da dare ai par enti pi¨ stretti dellÆuccisoö.
Cento ducati: allÆincirca il prezzo di un campo.

12.3. Due famiglie quattordici figli

Gasparo II padre e Gasparo III figlio ebbero unÆaltra cosa in comune, il numero di figli: sette pe r ciascuno. Non siamo ancora a numeri con due cifre, come vedremo in seguito, soprattutto nella prim a metÓ di questo secolo, ma sette ci sembra comunque un numero ragguardevole. Detto ci‗ dobbiamo far e subito una precisazione: se nel passato era la ônormaö che una coppia mettesse al mondo molti figl i, non dobbiamo pensare che automaticamente le famiglie fossero molto numerose. Ad abbassare drastic amente il numero dei componenti di una famiglia cÆera, come abbiamo accennato altrove, la decimazion e dovuta allÆelevato tasso di mortalitÓ infantile.
Solo alcuni dati: nella seconda metÓ del Settecento la composizione media dei nuclei familiari nel V icentino si aggirava attorno alle 4,63 unitÓ, il che significa padre, madre e due figli e mezzo (71) . A Lapio, ancora per tutto lÆOttocento il numero medio di componenti una famiglia era 4,7.
Se prendiamo il caso della famiglia di Gasparo II vediamo che Þ appena al di sotto della media.
I figli di Gasparo II e della moglie Anna furono:
Cipriano, nato il 21 Novembre 1688 e morto il 16 Ottobre 1689;
Gio:Antonio, nato il 28 Agosto 1691;
Pelegrino nato il 21 Ottobre 1695;
Gasparo, il nostro antenato, nato il 19 Febbraio 1698;
un altro Gio:Antonio nato il 9 Febbraio 1700 e morto il 16 Giugno 1702;
un altro Cipriano nato nel 1702 e morto dopo 7 mesi il 27 Agosto;
una figliola nata e morta il 25 Settembre 1706.
Tenendo presente che il nome di un figlio si rinnovava solo nel caso in cui il primo fosse morto e f acendo quattro calcoli risulta che la famigliola di Gasparo II e Anna, dopo 18 anni di procreazion e con 7 figli messi al mondo, alla fine si ritrovava soltanto con due viventi.
PerchÞ si procreavano tanti figli se si sapeva che solo alcuni sarebbero sopravvissuti? Non era un a ôcrudeltÓö? Al di lÓ di mille possibili risposte di carattere culturale, religioso, sociale, io tr ovo ancora che sia la pi¨ convincente quella pi¨ semplice e ônaturaleö: si mettevano al mondo tant i figli proprio perchÞ molti ne morivano: pi¨ ne nascevano, pi¨ probabilitÓ cÆerano che qualcuno sca mpasse. I sociologhi e gli antropologhi potrebbero dire che si trattava di istinto di conservazion e della specie. Pu‗ essere che inconsciamente fosse questa la molla che spingeva i nostri padri a co mportarsi in questa maniera. Penso per‗ che, senza dirlo, lo facessero anche per garantirsi manodope ra per i lavori nei campi e assistenza nella vecchiaia. E poi si sa: ôDio te li dÓ, Dio te li toglie ö. Cinismo? Senso religioso della vita? Non so. Certo Gasparo II doveva pur darsi delle motivazioni , delle spiegazioni, conscie o inconscie che fossero, per sopportare la morte di cinque figlioli e a vere la forza dÆanimo di metterne al mondo ancora.

12.4.Tanti preti

Ovviamente nessuno pu‗ vantare di avere degli antenati preti in linea diretta (e se li ha non se n e vanta). Anche costoro, per‗, fanno parte della famiglia e spesso, non avendone una propria, si sen tono e sono considerati, anche pi¨ degli altri, membri della famiglia dÆorigine. Per questo motivo r itengo sia opportuno ricordare questi nostri parenti. Di alcuni di loro, i due don Cipriano, ho gi Ó avuto modo di parlare, perchÞ hanno avuto una ôstoriaö che mi Þ stato possibile, in qualche manier a, ricostruire. Nel Settecento per‗ di sacerdoti tra i Dal Lago ce ne furono almeno altri 8, il ch e porta il numero complessivo a 10.

Innanzitutto ci furono tre Don Gio:Battista (a proposito di omonimie e omologie!). Uno era quel figl io di Giacinto del fu Teodoro, che abbiamo giÓ incontrato leggendo il testamento dello zio don Cipri ano II che gli aveva lasciato i suoi paramenti da messa. Dallo stesso testamento apprendiamo che cÆe ra un altro don Gio:Battista, fratello dello stesso don Cipriano II (72) e arciprete, verso la met Ó del æ700, in quel di S. Germano. NellÆarchivio di questa parrocchia sono conservati tre Libri de i Battezzati, dei Morti e dei Matrimoni che con scrupolosa meticolositÓ il nostro ha tenuto a partir e dal Maggio 1717, anno in cui venne nominato ômoderno rectoreö di S. Germano. Qui rimase finchÞ ô a di 22 Settembre 1754 il Molto Rev. Gio:Battista dal Lago, Rettore di questa Chiesa Parrochiale d i S. Germano Þ morto il giorno dÆeri 21 corente a ore 19 circa in etÓ dÆanni 74 (73) doppo esser st ato munito di tutti li SS. Sacramenti et altri suffragi, con lÆassistenza finale, et oggi Þ stato se pelito in questa chiesa nella sepoltura de Parrochi vicina allÆAltar maggiore con lÆassistenza di m e Camillo Giacomazzi Arciprete di Barbarano Vicario Foraneoö. Lý vicino, accanto allÆaltare di S. An tonio, era sepolta la madre di don Gio:Battista, Modesta S. Anna, che aveva seguito il figlio in que l di S. Germano e vi era deceduta il 19 Luglio 1719.
Tanti riguardi per sÞ e i suoi parenti Don Gio:Battista se li meritava ampiamente. Era stato lui, in fatti, a farsi promotore della riedificazione della nuova chiesa e della costruzione dellÆaltare mag giore, terminati nel 1723 e consacrati 24 anni dopo come si legge nella lapide fissata alla parete i nterna sinistra, sopra il confessionale:

D. O. M.
TEMPLUM HOC ET ALTARE MAIUS
ANTONIUS MARINUS PRIOLUS
EPISCOPUS VICENTINUS
SOLEMNITER DEDICAVIT
III NONAS SEPTEMBRIS AN MDCCXLVII
IOANNE BAPTISTA A LACU RECTORE

Don Gio:Battista si prodig‗ anche nella ricostruzione del nuovo campanile, completato questo nel 175 7 su una preesistente torre campanaria compromessa da una saetta che aveva fatto cadere la cuspide s chiacciandovi il campanaro ômentre suonava per il tempoö.
Nello stesso arco di anni esercitava il ministero sacerdotale a Pianezze un terzo don Gio:Batta Da l Lago, figlio questo di Andrea. Come figlio ed erede di Andrea, don Gio:Batta ha portato avanti, as sieme ai fratelli Sebastian e Agostin, le ragioni del padre nellÆultima fase dellÆinterminabile proc esso contro i discendenti di Gasparo III, processo di cui abbiamo ampiamente trattato. Di questo Gio :Batta abbiamo una accurata relazione sulla parrocchia di Pianezze da lui compilata in occasione del la visita pastorale del 23 Settembre 1773. In essa egli afferma: ôin questa chiesa sono io Gio:Batt a dal Lago e fui provisto per concorso il dý 20 Genaro 1770ö.
DallÆanno 1767 troviamo ôassistenteö in numerosi funerali a Lapio don Filippo che aveva il vezzo d i firmarsi con il nome dal sapore antico ôPhilippus a Lacuö. E cosý sapeva anche il latino, se qualc uno lo dubitasse. Don Filippo non deve essersi mosso tanto. Muore infatti a Lapio il 21 Aprile 1798 , ôdopo circa 20 giorni di dolori reumatici con cataro veementeö allÆetÓ di 63 anni e viene sepolt o ôcon otto sacerdoti assistentiö, allÆinterno della chiesa, privilegio riservato ai sacerdoti e all e persone di riguardo.
Di un certo don Bartolomeo abbiamo due notizie: che nel 1733, allÆetÓ di 37 anni, concorse, assiem e ad altri sei sacerdoti, allÆelezione a parroco di Lapio arrivando secondo; che morý il 29 Luglio 1 776 alla veneranda etÓ di 82 anni. Anche lui fu sepolto ônella sepoltura de Religiosi di questa chie saö di Lapio.
Notizie scarne abbiamo anche di don Francesco. Lo troviamo per un certo periodo, a cominciare dal 17 86, ôassistenteö ai funerali a Lapio. Nel 1804, a 43 anni ôfunge le veci di cappellano in Arcugnanoö . Le ultime sue notizie sono del 1815 e sono contenute nella relazione che il parroco di Lapio spedi sce alla curia vescovile. Parlando dei religiosi della sua parrocchia, don Gaspare Zamboni afferma : ônativo di questa parrocchia vÆÞ il solo don Francesco dal Lago del fu Cipriano di anni 56, il qua le dimora al presente in Arcugnano come semplice religioso da due anni in quÓ circa, mentre per 20 a nni continui in Arcugnan vi figur‗ come cappellano di quella curaö (74).
Di don Marco abbiamo invece il testamento redatto a S. Croce di Campedello il 21 Aprile 1729. Non la sciava nulla ai parenti ma tutto ôa Catarina figliola nubile di messer Bastian de Rossi, e ci‗ in se gno di gratitudine per la servit¨ incesante dalla medesima prestatale in questa ed altra malatiaö (7 5).
Di don Giacomo, rettore nella chiesa di Pianezze alla fine del æ600 e inizi del æ700, sappiamo che m orý nellÆAprile del 1702.

12.5. E un solo mezzo frate

Frati, tra i Supriani, pochi. Nel passato nessuno; in questo secolo tre, i fratelli Lazzaro figli d i Maria Dal Lago. CÆera anche lo zio Claudio che veniva chiamato ôel zio frateö perchÞ da giovane av eva studiato in seminario e aveva trascorso il resto della vita a Monte MagrÞ a fare il sacrestano . Se per questa sua dedizione si merit‗ lÆappellativo di frate, il Gio:Batta di cui andiamo ora a pa rlare il titolo di mezzo frate se lÆÞ guadagnato ampiamente.
Gio:Batta Dal Lago Þ passato alla storia di Lapio per aver speso la sua vita, e i suoi averi, in unÆ unica impresa: ôsmembrareö la chiesa e il territorio del comune di Lapio dalla parrocchia di Fimo n e crearne una indipendente. I problemi erano due: lÆovvia opposizione del parroco di Fimon, che s i vedeva ridotta di un terzo la giurisdizione parrocchiale, con tutto quello che ci‗ comportava in t ermini economici e di prestigio, e la capacitÓ della comunitÓ di Lapio a mantenere un parroco. La Cu ria Vescovile, infatti, poneva come condizione per la nascita della nuova parrocchia che il comune d i Lapio costituisse un fondo, un ôbeneficioö, un insieme cioÞ di entrate, per il sostentamento del p arroco.
Alla soluzione di entrambi i problemi contribuý in maniera determinante il nostro Gio:Batta, come h o giÓ avuto modo di raccontare nel volume Illi De Ladapio.
Qui dir‗ soltanto dei risvolti, degli aspetti che hanno a che fare pi¨ propriamente con i familiar i del Gio:Batta.
Innanzitutto precisiamo che egli ci Þ parente in linea indiretta non avendo avuto figli suoi. Quest a circostanza, presumiamo, lo ha facilitato nella scelta di lasciare tutte le sue sostanze, mobili e d immobili, al comune per lo scopo di cui abbiamo detto. Avesse avuto dei figli, probabilmente ci av rebbe pensato due volte prima di lasciare tutto al comune, e se non ci avesse pensato lui ci avrebbe ro pensato gli eredi.
Gio:Batta, comunque, un pensierino per i familiari ce lÆebbe. Innanzitutto per la moglie Maria. Ne l suo testamento del 1711, seguito da testamento olografo del 1712, Gio:Batta le lasci‗ lÆusofrutt o dei beni finchÞ fosse rimasta in vita. Questa condizione stava per compromettere tutta lÆoperazion e ôsmembramentoö poichÞ Maria non si decideva a morire impedendo cosý la disponibilitÓ dei beni a fa vore della parrocchia. BontÓ sua, nel 1720, subito dopo lÆapertura del testamento del marito, Mari a ômossa dallÆesempio della pia ordinazione del predetto suo marito, e desiderosa di promuover e ved ere effettuato un ben cosý grande dellÆanima a gloria maggiore del Signore Iddio, sÆÞ risoluta di sp ogliarsi dellÆusofrutto degli anui livelli dellÆereditÓ del detto suo marito assendenti alla summa d e ducati 830, perchÞ vadano al beneficio del nuovo parocho...ö. Fu cosý che Lapio potÞ riprendere l a marcia trionfale verso lÆautonomia da Fimon e, nel 1728, costituirsi finalmente in parrocchia auto noma.
E agli altri parenti? A loro Gio:Batta lascia che ôper una volta gli sij detto una messa per cadaun o dopo la loro morteö (76) ed inoltre il diritto di prelazione, con riduzione del 5%, sugli affitt i delle terre che la parrocchia avrebbe dato a lavorare. Pi¨ che altro, una rogna. Quando nel 1734 A ntonio, Tommaso e Michele, consanguinei del testatore, intesero avvalersi di questo privilegio, ôall i governatori di Lapio non piacquero le stime eseguite delle fabbriche e han voluto far seguire a pr oprie spese le restime delle medesimeö. Le nuove stime, ovviamente, calcolano in misura maggiore i l valore dei fabbricati sicchÞ i tre ôhanno rinunciato e rinunciano ad ogni e cadauna loro azzion e e ragione sopra li beni del suddetto testatoreö.
I quali beni non erano da buttare. Si trattava di oltre 110 campi, di varia natura (arativi, prativi , cesurivi, piantati a viti e a fruttari) disseminati un poÆ ovunque nel territorio di Lapio, ma anc he a Pianezze, Villabalzana, Pilla, Castegnero e financo a Zermeghedo.
La parte pi¨ consistente del patrimonio, per‗, era costituita dagli edifici. Gio:Batta possedeva:
ôUna casa murata, cupata, solarata, con corte, orto stalla e teza, con cinque morari dietro casa i n un quarto de terra arativa, con caneva e sezonta, e sÆattrova in pertinenze del comun di Lapio i n contrÓ del Lago appresso Zuane Valdemarca, a Sera la via Longa et a Tramontana li beni infrascritt i.
Una casa murata coperta di copi, solarata e parte intavellata, con due camere da basso e due di sop ra, con li suoi granari, caneva e tinazzara, col suo forno e il canevino sotto il detto, fatto in vo lto di muro, una porta a volto di pietra che sera (= chiude) la tinazzara, con la corte avanti la ca sa dominicale, col suo orto con pocca di terra a tramontana, con morari sei appresso la casa sudetta , con una mura appresso la corte, con le sue vianelle di pietra.
Altra casa murata coperta di copo, con tre cassi di teza, con il suo portico, con li bordenali sott o la tezza, con le sue corde e murali sotto li coppi, con la corte dÆavanti (sic), con una stalla d a maiali appresso la corte, il tutto (= questa e la casa precedente) posto nelle pertinenze del comu n di Lapio in contrÓ delle CaÆ dal Lago.
Una casa con terra posta nelle pertinenze di Pianezze del Lago in contrÓ della Crosara.
Una casa murata, cupata e solarata, con teza e pocca di corte et orticello, e pocca terra arativa , in pertinenze di Pilla in contrÓ delle Vegre, appresso la via comune.
Una casa murata, cupata, solarata, con caneva, portico et altre adiacenze de novo fatte in pertinen za de Villa Balzana, contrÓ de Castel Piero.
Una casa murata, cupata e solarata, e terra, posta nelle pertinenze di Lapio in contrÓ della Chiesa , confina a matina Bernardin Laise, a mezo dý la chiesa.
Una casa murata, cupata e solarata, rifabricata da novo, posta in questa cittÓ in contrÓ della Lupi a, confina dÆavanti la strada publica detta di Valmerlaraö.

Se i nostri avi, possiamo ragionevolmente supporre, ci rimasero un poÆ a vedersi sfuggire tanto be n di Dio, per quanto devoti fossero, a noi dispiace di pi¨ unÆaltra perdita: la cassa delle pergamen e, bombacine e carte varie che Gio:Batta aveva raccolto e conservato, come allora si costumava, pe r dimostrare la legittimitÓ dei suoi possessi. Anche questa venne dal testatore donata al comune d i Lapio. Quando questo, in etÓ napoleonica, venne aggregato a quello di Arcugnano, il suo archivio d eve essere confluito in quello della nuova amministrazione. Nel granaio del comune di Arcugnano, ch e qualcuno chiama archivio, ho trovato, infatti, sotto un mucchio di carte lÆoriginale del
Libro
dÆinstrumenti et altro
per il Comun di Lapio
Erede del q. S. Gio:Batta dal Lago
Dopo la morte
Della q. D. Maria fu sua moglie et
di lui erede usufruttuaria.
1733.
LÆho fotocopiato e poi lÆho consegnato alle cure del sindaco pro tempore: che Dio ce lo conservi (i l libro). Tutto il resto Þ andato perduto. Nella cassa allora cÆera qualcosa come 41 Pergamene, du e Bombacine, 42 Processi e Processetti, un Libro di memoria e trascrizione de beni stabili chÆio Gio :Batta possiedo nel Comun di Lapio. Altre scritture, invece, ôasseriscono li Governatori del Comun e attrovarsi appresso il Sig. Gasparo Cordes causidio di Vicenzaö.

Ci sarebbero ancora la casa ove abitava Gio:Batta con la moglie Maria, in contrÓ del Lago, e i ben i mobili (suppellettili, arredo, vestiario, attrezzi da lavoro, armi, ori, soldi contanti, ecc.): pe r la descrizione di tutto ci‗ rinvio, ancora una volta, al mio Illi de Ladapio.

12.6. Un mugnaio, un osto, un avvocato e qualche scrivano

Li abbiamo citati, en passant, trattando dei loro parenti. Ora ne parliamo un poÆ pi¨ diffusamente : sono quei nostri avi che, trovando duro lavorare la terra, o non avendone proprio da lavorare, e , dÆaltra parte, non avendo la ôvocazioneö, si dedicarono ad altre professioni .
Nel æ700 sono ancora molto pochi, ma il fenomeno va registrato poichÞ Þ agli inizi di una tendenza o , se si preferisce, di una evoluzione che conoscerÓ il suo apice nella seconda metÓ di questo secolo : la differenziazione delle professioni che si accompagnava quasi sempre allÆabbandono del paese nat io e la migrazione in altri luoghi. Gli aspetti del fenomeno, quindi, da tenere presenti perchÞ stre ttamente connessi tra loro, sono:
a) lÆaumento dei componenti dei nuclei familiari, fenomeno ancor abbastanza circoscritto nel æ700 m a che sarÓ presente nellÆ800 ed esplosivo nel æ900;
b) lÆarretratezza nellÆagricoltura, che non conobbe qui da noi alcun progresso almeno fino alla seco nda guerra mondiale, e fu aggravata dalla continua parcellizzazione dei fondi agricoli;
c) la mancanza di uno sviluppo nei settori artigianale e commerciale, dovuta anche alla difficoltÓ d i vie di comunicazione che mettessero in circolo merci, professioni e iniziative;
d) lÆattrazione di altri modi di vita, di lavorare, di pensare che venivano appresi dalla vicina cit tÓ;
e) lÆimpossibilitÓ di realizzare queste nuove attivitÓ in loco per la mancanza di un bacino dÆutenz a adeguato e sufficiente al mantenimento di chi avesse voluto esercitare una qualche nuova professio ne.
Mescolando assieme tutti questi fattori si ebbe come risultato che, a partire appunto dal æ700, alcu ni nostri avi si indirizzarono verso nuovi mestieri per esercitare i quali si trasferirono in altr i paesi. Anche i preti, professione ampiamente preferita dai nostri nel æ700, in un certo senso conf ermano questa tendenza: solo pochi, e per un periodo di tempo limitato, hanno esercitato a Lapio. Ne lla maggior parte dei casi hanno trovato posto nei paesi limitrofi. Ma nel caso dei sacerdoti la sce lta di altri paesi ha anche altre motivazioni.
Certamente non esercitava a Lapio quel Dal Lago, figlio di Zuane, che, intrapresa la carriera forens e, cominci‗ ad esercitarla, a dire il vero con scarsa magnanimitÓ, proprio contro alcuni suoi parent i come abbiamo ampiamente raccontato nella vicenda della secolare lite tra i due Gasparo e Andrea. O ltre quella causa lÆanonimo avvocato, a Lapio non sembra sia andato.
Mugnaio di professione allÆOlmo, in affitto dalle Reverende Madri di S. Tomaso di Vicenza, era Teodo ro Dal Lago papÓ, come si ricorderÓ, di don Cipriano II e fratello di Gasparo II. Della sua capacit Ó professionale ci Þ sempre rimasto un dubbio: non riusciamo a capire se non pagava i debiti alle Re verende Madri perchÞ non sapeva fare il suo mestiere di mugnaio, oppure perchÞ lo sapeva fare tropp o bene. Fatto sta che almeno due volte dovettero intervenire i suoi parenti per pagare alle suor e i debiti dellÆaffitto del mulino: una volta il padre Zuane nel suo testamento; unÆaltra volta il f ratello Gasparo II nel 1691 (77).
Nuova per i Dal Lago, ma a loro sempre assai cara, la professione di Zuane ôosto al Galoö, come ci i nforma un documento conservato dal figlio Gio:Batta, quello dellÆereditÓ lasciata al comune di Lapi o (78).
Di un certo prestigio la professione di altri tre Dal Lago: quella di scrivano. Era costui una perso na di una certa cultura, che ovviamente sapesse scrivere, assunta negli studi notarili o presso le a mministrazioni pubbliche, con lÆimportante compito di mettere per iscritto verbali e atti di qualsia si genere e copiare documenti sui quali poi i notai apponevano in calce la loro firma. Per i giovani , e pi¨ capaci, era anche un modo per avviarsi alla professione notarile, se si aveva la fortuna d i avere il padre notaio chÞ, allora, soltanto cosý si entrava nella potente corporazione dei notai . I nostri di padri notai non ne avevano, e non avevano neppure lÆopportunitÓ di entrare in uno stud io notarile, che pure nel passato cÆera stato a Lapio, ma in seguito si era trasferito a Vicenza ov e era pi¨ facile avere clienti. A Lapio nel æ700 troviamo solo scrivani del comune. Tra i Dal Lago a d esercitare questa professione furono Bortolamio, Giovanni e Bortolo.

-(69)-L'intera questione Þ ricostruibile grazie ad un dossier conservato presso l'Archivio di Stat o di Vicenza che raccoglie le varie sentenze, appellazioni, relazioni delle parti in causa e le risp ettive documentazioni, per un totale di 39 carte (ASVi, Corpo territoriale Vicenza, b. 3579, Stampet ta).
-(70)-Questo, invece, il testo in latino: "Natalis pater, Baptista et Christophorus filii, Valdemarc a. Inquisiti per (...)". (ASVi, Magistrature Giudiziarie, cc. 195r-195v).
-(71)-Per questo e altri dati riferiti ai comuni del Vicariato di Barbarano si veda il mio contribut o in "Barbarano Vicentino", Vicenza 1999, pagg. 401-403.
-(72)-Del grado di parentela tra don Cipriano II e questo don Gio:Battista ci sono testimonianze neg li atti del notaio Ottavio Curti del 1727.06.19; 1727.06.08; 1727.06.06; 1727.06.10.
-(73)-Qualcuno ricorderÓ che nello stesso anno Þ morto il fratello don Cipriano II, arciprete a Bolz ano Vicentino.
-(74)-Questa notizia e la precedente sono in ACVVi, Stato della chiesa di Lapio, alle rispettive dat e.
-(75)-ASVi, Notai, Cera Girolamo, b. 3084.
-(76)-ASVi, Notai, Gio:Battista Pisani, b. 12043.
-(77)- ASVi, Notai, Cresole Giorgio, b. 2421. -(78)-ASVi, Notai, Andrea Fasolo, alla data 23 Ottobre 1666.

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Albero Gasparo II
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Nota : @
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Stampetta
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Nota : La copertina della "Stampetta", il dossier che raccoglie gli atti del secolare processo tra i Supria ni per questioni d'eredita'. (ASVi,Corpo Territoriale Vicenza,b.3759). aut.conc.13/01/2000 n.2