- Andrea (1375c. 1442c.) e Giacomo: mercanti di terre, agricoltori e pescatori
I figli di Pietro Zullo storicamente documentabili furono Andrea e Giacomo. In loro giÓ vediamo oper osa la duplice natura della famiglia supriana, quella legata alla terra e quella legata al lago. Com inciamo con il descrivere la prima cercando di capire cosa significasse e comportasse nel Quattrocen to lavorare la terra e vivere della terra.
3.1. La terra come merce
Nel Quattrocento la terra Þ considerata, ormai definitivamente, un bene commerciale, una merce che s i pu‗ comperare, vendere, e affittare dietro esborso di una somma di denaro.
Secoli prima, nellÆetÓ feudale, la terra era tutta dellÆImperatore che la dava in beneficio a person e di sua fiducia, i feudatari, in cambio del giuramento di fedeltÓ. I feudatari dividevano la terr a ottenuta in due parti: una parte la riservavano per sÞ (pars dominica = parte del signore); una pa rte la davano ai contadini. Costoro, detti non a caso servi della gleba, lavoravano sia la loro terr a, sia la terra del feudatario. Dei raccolti della loro terra una buona parte (la metÓ, la terza par te, o la quarta o la decima) la dovevano consegnare al feudatario, una parte la tenevano per sÞ. I r accolti della pars dominica erano, ovviamente, tutti del feudatario.
Tutto avveniva, come si vede, senza bisogno di denaro.
Con la ripresa dellÆeconomia dopo il Mille, soprattutto nelle cittÓ si erano rimessi in moto i comme rci e avevano ripreso a circolare i soldi. Un poÆ alla volta le cose erano cambiate anche nelle camp agne. I feudatari, sempre pi¨ spesso, preferivano che i servi della gleba, invece di portare nei lor o castelli la parte del raccolto dovuto, versassero delle somme di denaro. Anche la terra aveva comi nciato ad avere un valore commerciale rapportato allÆestensione e al tempo che la si aveva in uso. I l servo della gleba, che prima era legato fino alla morte a quel pezzo di terra dove il caso lo avev a fatto nascere, ora ôsceglieö la terra a cui legarsi e contratta la durata del suo vincolo.
I primi affitti venivano chiamati ancora con il nome ampolloso di ôinvestituraö come ai tempi dei fe udatari. Per‗ era tutta unÆaltra cosa. Si trattava semplicemente di una persona che dava a lavorar e la sua terra ad unÆaltra persona per un tot numero di anni in cambio di un tot numero di soldi. L a durata dellÆaffitto poteva essere quinquennale, decennale o trentennale (o pi¨ precisamente 29 ann i). Quasi sempre il contratto prevedeva che il livello fosse ôad renovandumö, cioÞ che alla scadenz a potesse essere rinnovato. Di qui al livello perpetuo il passo fu breve. LÆultima tappa fu la compr avendita vera e propria: anche la terra era diventata una merce.
3.2. I masi dei Pigafetta
Nel Quattrocento, dalle nostre parti, il commercio dei terreni avveniva nelle forme canoniche dellÆa ffittazione, o livello, e della compravendita, o alienazione. I primi documenti che parlano di Andre a e Giacomo, figli di Pietro Zullo, ce li presentano impegnatissimi soprattutto in questa seconda at tivitÓ, con una particolaritÓ: non essendo i due fratelli dei grandi proprietari terrieri, prendevan o in affitto dai signori della terra degli appezzamenti di notevole consistenza, li dividevano in pe zze che a loro volta subaffittavano a contadini del posto.
La prima operazione del genere risale al 1419 e riguarda i terreni della prestigiosa famiglia vicent ina dei Pigafetta.
EÆ il 18 Maggio, un Giovedý, quando i Nobili Uomini Matteo e Antonio (10), figli del Nobil Uomo Ales sandro Pigafetta, lasciano la loro abitazione a Vicenza e si recano a Lapio in casa di altri due fra telli, Andrea e Giacomo, appunto. La scomoditÓ del viaggio Þ giustificata dallÆimportanza del contra tto che intendono stipulare. I Pigafetta si ritrovano essere proprietari di un vasto appezzamento d i terreno, in gran parte paludoso, nella Coltura di Berga, dopo Longara. Strane terre quelle, pratic amente il fondale di un lago che si stava prosciugando. Le aveva prese in affitto e poi acquistate d al comune di Vicenza un loro avo, Matteo Pigafetta. Allora era stato un buon affare. La terra era i l fondamento e il vanto della nobiltÓ; un pezzo di lago un tocco di esclusivitÓ. Ora il lago imputri diva. Occorrevano interventi idraulici di una certa entitÓ da concordare con altri. Ci sarebbe stat o bisogno di un Consorzio di bonifica. Per farlo ci sarebbero voluti lÆinteressamento di comuni dell a vallata del Fimon e il coinvolgimento dei Deputati ad Utilia di Vicenza . Questi per muoversi in m ateria di acque dovevano avere i permessi dai Magistrati Alle Acque di Venezia. O a quelli dei Ben i Inculti? Eh sý, perchÞ si trattava di acque ma nello stesso tempo anche di terre incolte. Insomma , quella terra era una rogna. Era giÓ stata divisa in una ventina di masi, o mansi, che si potevan o affittare singolarmente ad altrettante famiglie, ma non sarebbe stata pi¨ finita: contrattazion i a non finire con una pletora di villici ôche piangono il morto per fregare il vivoö. Meglio affitt arli a poche persone, accorpati in grandi lotti, tirare quello che si poteva tirare, senza esagerare , magari inserendo nel contratto la clausola che il conduttore del fondo aveva lÆobbligo di migliora rlo. Ecco, questa sý poteva essere una buona idea. Chi lÆaveva lavorata fino ad allora, i figli de l fu Michele Belloto e quelli del fu Giacomo Volpato, non ne volevano pi¨ sapere. Si erano offerti p er prelevarne la metÓ questi due figli del fu Pietro Zullo da Lapio. Si poteva provare con loro.
Cosý ragionando i fratelli Pigafetta arrivano alla casa di Andrea. Qui Þ giÓ tutto predisposto per l a stesura del contratto: cÆÞ il notaio, Marco Mascarello; ci sono i testimoni, Battista del fu Domen ico dal Treto e che ora abita a Villabalzana, Bartolomeo detto Matio suo fratello e Tomaso; ci son o ovviamente i futuri conduttori, Andrea e Giacomo. Sono preoccupati, costoro, perchÞ Þ la prima vol ta che rischiano unÆoperazione del genere e di tale portata. Si tratta di prendere in affitto ben ci nque metÓ di altrettanti masi e pi¨ di 164 campi di terra raggruppati in nove unitÓ immobiliari. Mas i e terreni sono sparsi in tutta la vallata del Fimon: ôa Lagrancara, in Valle di Marco, presso il m onte della Bruscosa, lungo la Degora, sotto la Costa Alta di Lapio, presso il monte del Pozoö. Per ‗ i due fratelli hanno quattro appoggi su cui far leva, i loro quattro figli. Andrea e Giacomo anch e in questo sono uguali: due figli a testa. E se Andrea vanta un Zambono, cioÞ un Giovanni buono, Gi acomo ha un Giovanni soprannominato Zuanone, o Zanone, un marcantonio di figliuolo. Gli altri due fi gli sono rispettivamente Cristoforo e Nicol‗. In sei per due = dodici braccia, il rischio si potev a correre.
Per se stessi e per i loro eredi, dunque, agiscono Andrea e Giacomo quel Giovedý del 1419.
3.3. Le terre dei De Boni e dei Loschi
Nel giro di pochi mesi purtroppo Giacomo muore. Ci deve essere stato un consulto di famiglia tra i c inque maschi rimasti. FinchÞ cÆerano i due anziani fratelli la gestione del patrimonio era sempre st ata fatta congiuntamente. Ora bisognava decidere se continuare a tenere ancora tutto unito oppure pr ocedere ogni famiglia per conto proprio. Da come sono andate in seguito le cose sembra che lÆaccord o raggiunto sia stato un compromesso basato su questi punti:
a) per lÆaffitto di piccoli appezzamenti lo zio Andrea si riserva la libertÓ di agire in proprio;
b) per gli affitti di grandi appezzamenti si prosegue uniti zio e nipoti;
c) per quanto riguarda le terre di proprietÓ della famiglia, meglio dividerle quanto prima onde evit are complicazioni e litigi in futuro.
Sulla base di questo accordo, il 28 Settembre 1421 Andrea, da solo, preleva ôdue campi e mezzo nel l ago di Longara, in localitÓ Valchegozzoö dalla d.na Alicyta, moglie di ser Enrico Ottonello da Fimon , e li affitta quindi a Giacomo del fu Gerardo da Villabalzanaö(11).
Il 12 Settembre 1422 Andrea si fa consegnare ôda Domenico da Villabalzana sette campi posti nel lag o di Longara per affittarli ad Antonio del fu Zennaro da Pillaö(12).
Il 21 Gennaio 1424 Andrea, sempre da solo, preleva ôda Antonio e Franceschino da Valferrara, tutor i del loro nipote Giacomino, due campi e mezzo in Valchegozzo che affitta a Berto figlio di Pietro C orrente da Enego e ora abitante a Villabalzana in localitÓ Valdesoleö(13).
Il 18 Gennaio 1427 Andrea livella a ôMichele da Spianzana due campi alla Pilla in contrÓ delle Tre F ontane, presso la strada pubblica che va alla Spianzanaö(14).
Contratti simili Andrea stipula il 13 Gennaio 1429 con Ancio da Villabalzana; il 21 Aprile 1431 co n Ottaviano dalla Fossa; il 25 Novembre 1434 con Giacomo da Fimon; il 13 Febbraio 1435 con Pietro d a Pilla; il 20 Luglio 1436 ancora una volta con Ottaviano dalla Fossa.
Come si vede Andrea Þ molto attivo, anche da solo, nel prendere e dare terre in affitto.
Quando per‗ la quantitÓ da prelevare Þ notevole, zio Andrea, o perchÞ ha paura di fare da solo il pa sso pi¨ lungo della gamba, o perchÞ Þ ancora legato affettivamente ai nipoti che sono rimasti senz a padre, li coinvolge nei suoi affari. Le occasione pi¨ notevoli riguardano le terre che i tre prend ono in affitto dai De Boni e dai Loschi.
Il 13 Gennaio 1429, ad esempio, Andrea e suo nipote vanno a Vicenza (Þ ancora un giovedý, come quell a volta dei Pigafetta, ma adesso son loro a muoversi) in sindacaria di S. Paolo, a casa del locatari o, portandosi dietro come testimoni Zambello da Fimon, Giacomo di Pietro e Federico di Giacomo da La pio. Ad attenderli ci sono il notaio, Bartolomeo De Baldanuci, e il padrone di casa, il Nobil Uomo M ichele del fu Antonio De Boni che agisce anche a nome del fratello Pietro. Il contratto riguarda ô2 5 campi di terra prativa e paludiva, posti nelle pertinenze del lago di Longara, in localitÓ Valle d i Fimonö che il de Boni affitta per dieci anni ad Andrea e nipote per la cifra di tre libre di denar i piccoli da pagarsi a Natale a casa del locatario.
Nello stesso giorno gli stessi attori, seduta stante, stipulano un altro contratto. Il De Boni affit ta ad Andrea e Zanone anche ôla decima parte della Fontega posta nel lago di Longara, nelle pertinen ze di Lapio, che tiene indivisa con gli eredi di Giampietro Proti, con gli eredi di Sandro Pigafetta , con Battista Pusterla, con gli eredi di Alberto Nievo e con gli eredi di Simone Thiene. La terr a Þ data in affitto con tutte le strade, le vie, i canali, le degore, il diritto di pesca, le acque , e le condotte dÆacqua, le entrate e le uscite ed ogni altro diritto che spetta loro. In cambio i c onduttori sono tenuti a versare tre libre di denari piccoli e dieci libre di buoni pesci alla fest a della nativitÓ di Nostro Signore Ges¨ Cristo, oppure otto giorni prima o otto giorni dopo, da port are a Vicenza nella abitazione del locatarioö(15).
Siccome poi lÆappetito vien mangiando e il contratto con il De Boni deve essere risultato un discret o affare, Andrea e Zanone nel giro di due mesi ne stipulano un altro, ancora pi¨ impegnativo, co n i Loschi.
Il 28 Maggio 1429, questa volta Þ un Sabato, i due si recano al palazzo del comune Vicenza, Uffici o del Registro ôe lý il Nobil Uomo Bartolomeo Loschi affitta ai soprascritti la metÓ della settima p arte della decima parte di tutto il lago e della Prova di Longara; la metÓ del mulino che si trova n el paese di Longara; la metÓ di tutti gli altri campi, beni e cose di qualsiasi natura che sono cont enute e comprese in esso lago sia in base al diritto che in base alla consuetudine; inoltre la met Ó della settima parte della quarta parte di Matteo Pigafetta conduttore di una decima parte del dett o lago; inoltre la metÓ dei diritti di mariganza, di decima, di capula, di pascolo, di caccia, di pe sca, di navigazione nei fiumi e negli specchi dÆacqua, nei fossi e in qualsiasi altra condotta dÆacq ua. (...) Andrea e Zanone devono pagare ogni anno due libre, diciannove soldi, sei denari di piccol i portandoli direttamente alla casa del locatarioö(16).
Come si pu‗ notare la quantitÓ di immobili presi non Þ trascurabile. Aggiunta ai terreni presi in af fitto dai De Boni e a quelli dei Pigafetta che giÓ gestivano in base al contratto del 1419 che, rico rdiamo, veniva rinnovato di dieci anni in dieci anni, Andrea e Zanone si trovavano a controllare u n bel poÆ di terra.
Per farne che cosa?
3.4 Andrea e Zanone piccoli boss del subaffitto...
Come abbiamo detto, Andrea e Zanone prendevano in affitto notevoli quantitÓ di terreni per poi divid erle in pezze pi¨ piccole da affittare ad altrettanti contadini. Di questa loro attivitÓ rimangono c opiosissime testimonianze. Si tratta spesso di contratti di modesta entitÓ fatti alla spicciolata co n singoli conduttori. In un paio di circostanze per‗ lÆoperazione assume i caratteri dellÆantica inv estitura feudale, quando i signori della terra chiamavano a raccolta i vassalli per assegnare loro l e terre. Tutto questo si ripete il 16 e 19 Maggio 1429.
In questi due giorni di mezza primavera cÆÞ parecchio movimento nella vallata di Fimon e nei monti B erici. EÆ una processione di persone che vanno e vengono come tante formichine che si accaparrano l a loro briciola di pane. A Fimon, in localitÓ Valle, Þ lÆappuntamento per tutti. Lý, in casa di Leon ardo del fu Ancio, aspettano Andrea e Zanone con il notaio. Costui Þ Matteo figlio di Antonio De Sco lari da Brendola. Per la circostanza, vista la quantitÓ degli atti da redigere e la loro importanza , il notaio si Þ portato appresso due testimoni ôprofessionistiö, Cristoforo figlio di Ambrogio cast ellano della rocca di Brendola, e Bartolomeo del fu Antonio, sempre da Brendola. Anche il notaio Þ d i Brendola, e forse per questo motivo Þ stata scelta Valle di Fimon, essendo la pi¨ comoda, o meglio , la meno scomoda per lui e per tutti gli attori che devono comparire.
I convocati infatti vengono da ogni dove.
I primi ad arrivare sono da Villabalzana, il paese pi¨ lontano. Si tratta di Franceschino e Manfrin o del fu Domenico, Leonardo di Enrico, Domenico del fu Giacomo, Ramaldino e Andrea del fu Simone, Do menico del fu Giovanni, Francesco del fu Bertoldo.
Da Fimon, il paese pi¨ vicino, vengono Melchiorre del fu Giacomo, Pietro del fu Giacomo, Giordano de l fu Federico, Nicol‗ di Giovanni Casaro, Giovanni detto Zambello, Andolino del fu Bertoldo, Domenic o del fu Michele, Benassuto del fu Faccio, Giovanni del fu Enrico, Gualkerio del fu Pietro, Giordan o del fu Domenico, Giacomo del fu Federico.
Un terzo gruppo scende da Pilla, e cioÞ Enrico del fu Bartolomeo, Ancio del fu Corrado, Clemente de l fu Alberto, Bartolomeo di Giacomo, Bartolomeo del fu Giovanni, Pietro del fu Antonio dalle Vegre , Gasparo del fu Crespano, Nicol‗ del fu Pietro, Antonio di Pietro dalle Vegre, Terziano del fu Giov anni, Pietro del fu Lorenzo, Michele di Gasparo. Tra di loro cÆÞ anche una donna, un fatto ecceziona le per quei tempi, la d.na Maria figlia di Pietro dalle Vegre e un tempo moglie di Nicol‗ da Soghe.
Da Lapio arrivano Giacomo del fu Domenico Rossato, Giovanni del fu Giacomo da Valdemesa, Paolo del f u Simone, Antonio del fu Giacomo detto Buozolla, Giacomo del fu Domenico Zambalda, Domenico del fu G iacomo detto Troncaressa da Torreselle.
Da Pianezze ci sono Pietro del fu Domenico Durlo.
Da Valmarana arriva Matteo del fu Giacomo detto Schina.
Da Zovencedo scendono Enrico del fu Domenico, della contrÓ di Cornucapra, e Tomaso del fu Giacomo.
Tutti hanno da rinnovare un vecchio livello o da sottoscriverne uno nuovo. Si tratta di livelli dell a durata di nove anni alla scadenza dei quali, se non ci sono contestazioni dalle due parti, devon o essere rinnovati dietro esborso di cinque soldi di denari piccoli per ogno rinnovo.
Gli appezzamenti da livellare sono di modesta consistenza. Si tratta, complessivamente, di 171 campi , divisi in 64 pezze. In media, dunque, una pecia terre era poco pi¨ di 2 campi e mezzo. I terreni s ono per lo pi¨ di discreta qualitÓ, ma non mancano quelli paludivi. Spesso sono un ômistoö, come s i pu‗ vedere dalla tabella seguente:
arativi 91 campi e mezzo
prativi 15 e mezzo
paludivi 1 e mezzo
arativi e prativi 35
prativi e paludivi 10
arativi, prativi e paludivi 18.
Le pezze sono dislocate un poÆ ovunque in tutta la vallata, mentre non ce ne sono in collina, e ques to perchÞ, come abbiamo detto, si tratta di quelle terre che Andrea e Zanone avevano preso in affitt o dai proprietari del vecchio lago. Ci sono campi ôin Valdesoliis presso la strada Moxana; in Vall e Cogoþi; a Lagrancara vicino alla strada che va al Salto presso il Bisortole; in Valdebianchis; i n Vallemarchi; in contrÓ Cuballo; in contrÓ Trium Fontanarum; al Gorgo; al Ponte Persegaro; in local itÓ Bagessolarum; presso la fontana di Benassuto; sotto la Costabiscoxa; lungo la Ferrara, la Degor a di Mezzo e la Degora Nuova sotto Spianzana. Tutti questi terreni, precisa il documento, si trovan o ôin Vicentino Districtu, in Cultura lacus de Longara seu Burgi Bericeö.
DallÆinsieme di questi livelli Andrea e Zanone riscuotono ogni anno la bellezza di 78 libre e 558 so ldi di denari piccoli da essere pagati alla festa di Ognissanti o, pi¨ raramente, a Natale, oppure a lla festa di S. Andrea e in un caso alla festa di una non meglio identificata S. Maria Zinolla.
E se uno non pagava lÆaffitto? In questo caso, secondo la consuetudine del tempo, oltre a non venirg li rinnovato il livello, gli si requisiva una certa quantitÓ di terra di sua proprietÓ. EÆ quanto su ccesse ad Alberto del fu Ancio da Villabalzana il primo Dicembre 1421: non avendo pagato gli affitt i su quattro campi, dovette cedere ad Andrea la proprietÓ su una sua terra che aveva in contrÓ Valch egozzo, con ôintus uno pomario salvatico et una nogariaö(17).
3.5... modesti proprietari terrieri...
Le due famiglie di Andrea e Zanone non si limitavano a prendere in affitto e ad affittare terre, n e possedevano pure. La consistenza dei loro beni immobili la conosciamo dal giÓ citato documento de l 1425 con il quale lo zio e il nipote procedettero alla divisione delle loro proprietÓ dopo la mort e di Pietro Zullo.
Il lungo atto notarile merita di essere letto integralmente perchÞ risulta fondamentale per la conos cenza dei primi passi della famiglia dei Supriani e perchÞ costituisce, nella sua formulazione preci sa, anche se un poÆ pedante, un bellÆesempio di come venivano redatti simili documenti. Ecco dunqu e il testo nella traduzione dal latino fatta dallo scrivente.
ôNel nome di Cristo. Amen. NellÆanno del Signore 1425, indizione terza, nel giorno di Domenica 12 Fe bbraio, a Lapio, nel Distretto di Vicenza, nella casa ove abita Andrea del fu Pietro Zullo da Lapio : presenti Tomaso del fu Rigo Stagno da Longara, Michele figlio di Domenico del fu Simone da Lapio , Federico figlio di Giacomo di Ottonello da Fimon e abitante a Lapio, Gualterio del fu Pietro da Fi mon; Silvestro figlio di Rigo di Ottonello, Pietro figlio del fu Nicol‗ Figaro tutti e due da Fimon , e Domenico del fu Bertoldo da Villabalzana, tutti testimoni chiamati e convocati appositamente pe r fare ci‗.
Qui dunque Andrea del fu Pietro Zullo da Lapio da una parte, e dallÆaltra i fratelli Giovanni dett o Zanone e Nicol‗ figli di Giacomo un tempo fratello del detto Andrea, volendo procedere alla divisi one tra loro di tutti i qui sottoscriti beni comuni, fecero di loro buon consiglio due parti e miser o nella prima parte:
per primo, una pezza di terra, che pu‗ essere circa un campo, posta nella Coltura del lago di Longa ra ossia del Borgo di Berga, in localitÓ delle Cenge, presso Andrea di Pietro e Bartolomeo Loschi ci ttadino vicentino.
Inoltre un campo posto nella detta Coltura in localitÓ del Gorgo presso la strada del comune e Bart olomeo Loschi dalle altre parti.
Inoltre una pezza di terra prativa posta in detta Coltura in localitÓ delle Tre Fontane, presso l a strada del comune e presso Andrea del fu Pietro Zullo per la porzione sottoscritta.
Inoltre una pezza di terra arativa posta in dette pertinenze in localitÓ di Costabruscosa, presso l Æacqua della Ferrara, presso Michele del fu Federico dalla Costa di Rasi e presso il detto Andrea co me sopra, la quale pezza di terra pu‗ essere circa due campi.
Inoltre una pezza di terra arativa posta in dette pertinenze, presso la strada del comune e press o il soprascritto Andrea e Bartolomeo Loschi cittadino vicentino, la quale pezza di terra pu‗ esser e circa un campo.
Inoltre una pezza di terra arativa e prativa posta nelle pertinenze di Fimon in localitÓ Valle, pre sso me Ottaviano notaio sottoscritto e presso Federico da Arsiero cittadino vicentino, la quale pezz a di terra pu‗ essere circa sette quarti.
Inoltre una pezza di terra prativa posta nelle predette pertinenze di Fimon in detta localitÓ, pres so Federico da Arsiero cittadino vicentino e presso me Ottaviano notaio sottoscritto, la quale pezz a di terra pu‗ essere circa mezzo campo.
Inoltre una pezza di terra arativa e con vigneto posta nelle pertinenze della Costa di Rasi, press o la strada del comune e presso Federico da Arsiero, la quale pezza di terra pu‗ essere circa tre ca mpi.
Inoltre circa un campo di terra arativa, piantata di viti e alberi, posta nelle pertinenze del paes e di Lapio, in localitÓ delle Vigne, presso la strada da due parti e presso di me Ottaviano notaio s ottoscritto.
Inoltre una pezza di terra arativa piantata di viti e altani posta in dette pertinenze di Lapio pre sso la strada del comune e presso di me Ottaviano dalle altre parti, e situata in localitÓ Canoi e o delle Tratte.
Inoltre la metÓ di un pezzo di terra zappativa posta in dette pertinenze di Lapio in localitÓ dell a Pontara, presso la strada da due parti, presso Bonzilio Pagello cittadino vicentino e presso di m e Ottaviano, la quale pezza di terra Þ piantata di olivi.
Inoltre una pezza di terra arativa posta nelle pertinenze del lago di Longara ossia del Borgo di Be rga, in localitÓ Valdimarco, la quale pu‗ essere circa mezzo campo, presso Bartolomeo Loschi e press o il detto Andrea per la sua parte.
Inoltre una pezza di terra paludiva e prativa posta nelle predette pertinenze in localitÓ del Mont e di Lapio, presso la degora della Ferrara Vecchia, presso Bartolomeo Loschi cittadino vicentino e i l predetto Andrea, la quale pezza di terra pu‗ essere circa otto campi.
Questa prima parte, dunque, di comune accordo e consenso, and‗ a Giovanni e Nicol‗ che la scelser o e accettarono come loro porzione, con il beneplacito anche di Andrea, e si dichiararono contenti d i essa.
NellÆaltra parte invece posero e assegnarono:
per primo, una pezza di terra prativa posta nelle pertinenze del lago di Longara, Coltura del Borg o di Berga, presso la strada del comune e Bartolomeo Loschi cittadino vicentino.
Inoltre una pezza di terra arativa posta nelle dette pertinenze in localitÓ Valdimarco, presso Bart olomeo Loschi cittadino vicentino, presso la strada del comune e la degora della Ferrara.
Inoltre una pezza di terra arativa e prativa posta in dette pertinenze in localitÓ Costabruscosa, p resso la strada del comune, presso Michele del fu Federico dalla Costa di Rasi, e presso me Ottavian o notaio sottoscritto.
Inoltre una pezza di terra arativa posta in dette pertinenze, nella predetta localitÓ e presso la p redetta pezza di terra e lÆacqua della Ferrara, la quale pezza di terra pu‗ essere circa due camp i e mezzo.
Inoltre una pezza di terra arativa posta nelle pertinenze predette, in localitÓ delle Tre Fonti, pr esso i soprascritti fratelli e presso la degora della Spianzana.
Inoltre una pezza di terra prativa che pu‗ essere circa un campo e mezzo posta nelle pertinenze d i Fimon presso la strada del comune e presso me Ottaviano notaio sottoscritto.
Inoltre una pezza di terra prativa posta in dette pertinenze di Fimon presso Federico da Arsiero ci ttadino vicentino e presso me Ottaviano notaio sottoscritto, la quale pezza di terra pu‗ essere circ a due quarti.
Inoltre circa mezzo campo di terra prativa posta in dette pertinenze di Fimon presso Federico da Ar siero cittadino vicentino e presso me Ottaviano notaio sottoscritto.
Inoltre una pezza di terra arativa piantata di viti e altani, posta nelle pertinenze di Lapio in lo calitÓ della Croce, presso la via da due parti e presso me Ottaviano notaio sottoscritto.
Inoltre una pezza di terra arativa piantata di viti e altani posta in dette pertinenze in localit Ó Canoie o delle Tratte, presso la strada del comune nel tratto inferiore, e presso me Ottaviano sot toscritto.
Inoltre lÆaltra metÓ della soprascritta pezza di terra dei soprascritti fratelli posta nelle pertin enze di Lapio in localitÓ della Pontara, presso Bonzilio Pagello cittadino vicentino, presso la stra da del comune e presso me Ottaviano notaio, la quale pezza di terra Þ piantata di ulivi.
Inoltre un sedime con casa murata coperta da coppi e pavimentata, con una tezza murata e impagliata , con unÆaltra casa murata e impagliata con aia e un orto, posta nelle pertinenze di Lapio presso l a chiesa di Santa Maria Cereola di Lapio, presso me Ottaviano notaio e presso la strada del comune c he la attraversa.
E questa seconda parte di comune accordo e consenso and‗ ad Andrea per volontÓ degli stessi Giovann i e Nicol‗, e lui la scelse e lÆaccett‗ per sua porzione e se ne dichiar‗ contento.
Le quali parti e divisioni i soprascritti promisero lÆun lÆaltro di tenere sempre cosý come sono sen za frode nÞ imbrogli sotto pena di cento ducati dÆoro che la parte lesa pu‗ esigere dalla parte cont rafacente. E per attenersi e obbligarsi a ci‗, le dette parti obbligarono a vicenda se stesse, tutt i i loro beni mobili e immobili presenti e futuri con possibilitÓ di pignoramento.
E di tutte queste cose devono essere fatti due istrumenti da me notaio sottoscritto da essere conseg nati alle due parti.
Infine il soprascritto Nicol‗, poichÞ Þ di etÓ superiore ai quattordici anni e inferiore ai venticin que, giur‗ toccando con le mani le Sacre Scritture di non contravvenire al presente contratto col pr etesto della minore etÓ o per altro motivo.
Io, Ottaviano del fu Regola dalla Fossa, cittadino vicentino, notaio pubblico dÆautoritÓ imperiale , fui presente a tutte e singole queste cose e incaricato le scrissiö(18).
Come si vede, Andrea e i nipoti Zanone e Nicol‗ non possedevano certo delle estensioni enormi parago nabili a quelle delle famiglie nobili vicentine, ma non erano neppure dei pi¨ poveri, soprattutto s e confrontati con la stragrande maggioranza dei contadini di allora. Facendo la somma dei loro beni , i nostri risultavano proprietari di 24 campi alla misura vicentina, pi¨ 10 pezze di terra di misur a imprecisata. Dividendo il tutto in due nuclei familiari, era ben poca cosa, considerata anche la q ualitÓ del terreno: 8 campi sono paludosi e prativi; solo 7 sono arativi; 5 campi e 2 pezze sono pra tivi; 7 quarti di campo e 1 pezza sono arativi e prativi. La parte buona della proprietÓ Þ costituit a dai 4 campi e 3 pezze di terra arativa con vigne e alberi. Di un certo interesse doveva essere anc he la pezza di terra zappativa con ulivi. Le proprietÓ sopradescritte, per‗, erano povere anche pe r un altro motivo, non direttamente legato alla qualitÓ del terreno. Se pu‗ essere considerata ricc a unÆagricoltura che con poco lavoro rende molto, ci rendiamo conto che la parcellizzazione dei fond i abbassa notevolmente il loro valore. Il fenomeno si esaspera se questi fondi frammentati sono pe r di pi¨ lontani tra loro.
Pensiamo, in altre parole, quale enorme perdita di tempo doveva essere per i contadini di allora tra sferirsi da un campo in Val di Bianchi a uno su alla Costa, da una pezza da arare al Gorgo a una d a zappare alla Biscosa. Il tutto da farsi pedibus calcantibus, fossero di uomo o di animale.
Ai terreni dobbiamo poi aggiungere i fabbricati. Andrea e nipoti le loro abitazioni ce le avevano , e forse anche qualcosa in pi¨. Il documento parla espressamente di due case, con annessi, attribui te al solo Andrea. Questa circostanza ci induce a pensare che queste non fossero le abitazioni di An drea e dei nipoti perchÞ altrimenti logica avrebbe voluto che fossero divise tra le due parti.
3.6 ...nonchÞ pescatori
LÆeconomia dei nostri avi, per‗, non si basava esclusivamente sullÆagricoltura. Fin dal loro esordi o nella Storia essi si presentano anche nella veste di pescatori. A testimoniarcelo Þ il giÓ citat o contratto dÆaffitto del 13 Gennaio 1429 con i De Boni. Il documento, nella parte ove si parla de l fitto da pagare, dice che Andrea e Zanone promettono di ôdare, pagare e consegnare ogni anno tre l ibre di denari piccoli; inoltre dieci libre di buoni pesci alla festa della nativitÓ di Nostro Signo re Ges¨ Cristo. otto giorni prima od otto giorni dopo, e niente altro, dando e pagando questo fitt o a Vicenza nella casa di abitazione del detto locatore, facendo come detto sopra, sotto pena di 2 9 soldi di piccoli, ovvero sotto la pena stabilita dagli Statuti e Ordinamenti del comune di Vicenza ö.
Come si pu‗ notare, la pesca non serviva allora solo a procurarsi del cibo ma anche ad arrotondare l o scarso bilancio familiare. Certo cÆera ancora molto del feudalesimo in questÆobbligo della gente d i campagna di portare nella casa del signore cittadino il ôfrutto del suo lavoroö, ma era anche un m odo per diminuire la quantitÓ di denaro da pagare. Non sappiamo invece se giÓ allora, come avverrÓ n ei secoli successivi, parte della pescagione venisse venduta. In ogni caso era unÆattivitÓ important e, esercitata non solo nel lago ma anche nei fossi. Quando si stipulavano contratti di compravendit a o di affittazione di terreni che avevano al loro interno, o che confinavano con fossi e corsi dÆac qua, non si mancava di precisare anche tutto ci‗ che concerneva il diritto di pesca e di navigazione .
I sistemi e gli attrezzi da pesca erano gli stessi che verranno usati fino a qualche decennio fa: am i, bardebelli, lignole, viminelle a lancio, guÓ, guadini, reti, degagne, ôspareneö, nasse con ôcalti ö o con arelle (19).
Anche i pesci erano gli stessi di quelli che abbiamo conosciuto noi, almeno fino a quando le speci e nostrane non sono state soppiantate da quelle importate sconsideratamente da altri paesi per la gi oia dei ôpescatori della domenicaö(20). Ed erano pesci buoni, allora, come dice il documento: gamber i, bursoli, lucci, tinche, pesci caveagni.
-(10)-Questo Antonio Pigafetta, secondo lo storico vicentino G. Da Schio, potrebbe essere il bisnonn o del pi¨ famoso dei Pigafetta, Antonio, che con Magellano ha circumnavigato per la prima volta i l globo terrestre tra il 1519 e il 1552, tenendone il diario di bordo (BCB, G.Da Schio, Persone memo rabili in Vicenza, vol. XI, 3395). Gli studiosi moderni, per‗, sono pi¨ cauti nella ricostruzione de lla genealogia del celebre navigatore e nessuno azzarda risposte definitive. (Per la questione si po ssono vedere: MANFRONI, Pigafetta Antonio. Il primo viaggio intorno al mondo, Milano 1956; M.MASOERO , Viaggio intorno al mondo, Rovereto 1987; N.Bottiglieri, Il primo viaggio intorno al mondo, Roma 19 89).
-(11)-ASVi, Uff. Reg. a. 1421/8, cc. 754v-755v.
-(12)-ASVi, Uff. Reg. a. 1422/4, c. 863.
-(13)-ASVi, Uff. Reg. a. 1424/1, cc. 224v-225v.
-(14)-ASVi, Uff. Reg. a. 1427/1, cc. 10-10v.
-(15)-ASVi, Uff. Reg. a. 1429/3, cc. 524v e 627v.
-(16)-ASVi, Uff. Reg. a. 1429/1, cc. 241ss.
-(17)-ASVi, Uff. Reg. a. 1421/3, cc. 1120-1122.
-(18)-ASVi, Uff. Reg. a. 1425/3, cc. 497v e ss.
-(19)-Per queste e le altre notizie sui pesci si vedano i voll. del sottoscritto: "Illi de Ladapio" , cit., pagg. 37 e ss., e Planecie a Lacu, cit., pagg. 42 e ss. -(20)-Proprio questa mattina, mentre facevo queste considerazioni, ho sentito sotto casa un forte od ore: appesa al manico del cassonetto c'era una borsa di plastica piena di "breme", un insignificant e pesce d'Oltralpe che da noi al lago neppure i gatti mangiano pi¨. I pescatori lo prendono per il g usto di pescare, e poi lo buttano via. Bella pesca! Gianni che passava di lý, mi consigliava di port arlo a Cipriano, tanto lui mangia tutto, "basta che sappia da freschin". Per‗ l'occhio non era pi¨ q uello, e allora l'ho sepolto, vergognandomi io per il pescatore.